Lo storico dell'arte Roland Held descrive l'attuale mostra di Ursula Zepter:
"Due millenni di filosofia occidentale hanno visto la luce come simbolo del divino, più recentemente, secolarizzata, quella dell'Illuminismo. Non possiamo aspettarci nulla di altrettanto edificante dai nuovi "quadri di luce" di Ursula Zepter. Il mondo urbano che l'artista crea con grafite e colori acrilici appare spopolato, profanato, l'essere umano è al massimo un'ombra che cerca di sfuggire alla danza traballante delle cose scatenate spostandosi di lato. Persino negli interni di casa, dal sapore contemporaneo e freddo, lascia per precauzione i mobili tagliati dallo stile espressivo sotto di sé. Nei collage digitali, il contributo della macchina fotografica provoca oscillazioni vertiginose? Almeno i punti di riferimento storici delle città in cui ci aggiriamo offrono uno spiraglio accogliente? Ma ogni "barlume" svanisce nel dramma delle "immagini di luce". Quella che era l'oggettività fotografica viene inghiottita dalla tempesta scatenata dalla penna. Ursula Zepter diventa una diagnosta del disagio della civiltà tecnica con un occhio per nulla malinconico".
